
RACCOLTA RUBRICHE
Questa nuova sezione nasce dal piacere personale di scrivere intorno a diversi argomenti che hanno come denominatore comune lo Yoga.
RUBRICHE è anche uno spazio aperto alle domande/risposte che nascono in chi legge, con il desiderio di approfondimento. La possibilità di interagire come pure di proporre articoli ed interventi per arricchire la stesura degli argomenti, è riservata a chi fa parte del gruppo chiuso “Laboratorio di Ricerca e Studio del Centro Yoga Maya”.
TRE LETTURE ESTIVE
LA MOSCA
La “mosca” occupa i miei pensieri da un po' di tempo; si nota anche dalla data dell'immagine pubblicata (2024)
PRIMA PARTE
Comincio dalla fine delle riflessioni di oggi sulla mosca servendomi di un discorso a pera, come direbbero i toscani, cioè condotto non con logica tradizionale, riassunto così: “La condizione e il condizionamento di chi sta all'interno di una situazione di “non libertà” sono molto difficili da districare, non tutti ci riescono”.
Ecco il discorso a pera dove effettivamente si parla di pere, della pera Williams, in questo caso, quella della grappa.
Come si fa a mettere la pera nella bottiglia?
Questa pera nella bottiglia ha poco a che fare con le altre pere che pendono dal ramo e maturano a stretto contatto con la luce e l'aria perché si sviluppa in condizioni diverse e del tutto artificiali.
Appena spunta sull'albero, il ramo sul quale è nata viene infilato nel collo di una bottiglia e lì dentro, dentro nella bottiglia, la pera diventa grande e matura, per finire poi sotto spirito con l'etichetta della grappa dello stesso nome.
Aria, luce e calore arrivano indirettamente e ogni rapporto col mondo esterno avviene attraverso la capsula trasparente del vetro che la racchiude.
Più la pera maturando si sviluppa, più diventa impensabile tirarla fuori da lì senza “rompere il vetro”.
Eppure gli ingenui che ignorano lo stratagemma con cui è stata imbottigliata, uno stratagemma antico quanto il mondo, ancora si meravigliano ad alta voce e si chiedono come mai sia accaduta una cosa così innaturale, così inspiegabile e paradossale!
Si domandano come ha fatto la pera ad entrare nella bottiglia!
Il caso della pera che viene fuori da questo piccolo racconto è naturalmente un caso disperato che non si può risolvere senza rompere la bottiglia, perché riguarda chi è consegnato sin dalla nascita al proprio destino, non ne ha consapevolezza e nemmeno ha la capacità intellettuale di ribellarsi.
Ma mettiamo che dentro la bottiglia ci sia una “mosca” che, certo è più irrequieta di una pera e meno contenta del suo stato.
Ecco il discorso a pera iniziale: “condizione e condizionamenti di chi sta all'interno di una situazione di NON LIBERTA' ci tengono imbottigliati, imbrigliati sempre più nell'oppressione.
Ma quali sono i condizionamenti che di solito ci tengono imbottigliati in una situazione di non libertà?
* Il primo di tutti, la prima bottiglia, è il luogo in cui siamo nati e la mentalità che lo contraddistingue.
** La seconda bottiglia che ci condiziona è quella del linguaggio.
*** La terza bottiglia è quella ideologica.
SECONDA PARTE
Quali sono i condizionamenti che di solito ci tengono imbottigliati in una situazione di non libertà?
* La prima bottiglia è il luogo in cui siamo nati e la mentalità che lo contraddistingue.
La cultura delle piccole identità locali è quella che produce la mentalità.
La mentalità poi si fissa in un destino, individuale e collettivo.
La mentalità – qualsiasi mentalità – ha un concetto del bene e del male che di solito non corrisponde alla morale comunemente accettata e spesso è, nel senso peggiore, al di là del bene e del male.
E così sono anche i comportamenti dettati dalla mentalità.
** La seconda bottiglia che ci condiziona è quella del linguaggio.
Anche il linguaggio è un'eredità che riceviamo dalla nascita. In esso c'è la nostra memoria ancestrale e quella immaginativa.
E' molto importante essere critici nei confronti del linguaggio, sorvegliarlo, tenerlo sotto una continua vigilanza per evitare che si corrompa o che attraverso di esso ci vengano trasmesse suggestivamente idee e opinioni che in realtà non sono nostre.
Il linguaggio della LIBERTA' non può che essere un linguaggio disinteressato e si sa che gli altri linguaggi invece non lo sono.
*** La terza bottiglia è quella ideologica.
Un'ideologia non è in sé un condizionamento che ci impedisce di essere liberi, ma può diventarlo quando si è malati di ideologia.
Come può la mosca uscire da questa bottiglia?
Ha detto Dostoevskij: “Tra Cristo e la Verità scelgo Cristo”. E questo dicono tutti i malati di ideologia.
La loro è una fede, ci sono tra loro solo i credenti, i credenti di destra e di sinistra.
Ma la LIBERTA', anche quella che si esercita all'interno di un'ideologia (non malata) sta da un'altra parte.
Non sta né a destra né a sinistra e neppure nel mezzo.
Sta nella nostra indipendenza e nel rispetto della verità, nel rifiuto della doppia verità o della verità che ci conviene.
Tre esempi: quello del luogo e della mentalità, quello del linguaggio e quello dell'ideologia.
TRE tipi di bottiglia.
Ma ce ne sono tante altre di bottiglie.
Ma sempre e in ogni caso solo quando riusciamo a scoprire la forma della bottiglia possiamo trovare la via per uscirne.
°°° Resta un'ultima domanda: dove andrà la mosca una volta fuori dalla bottiglia?
Dove volerà?
Quale sarà la sua meta?
E non potrebbe la mosca infilarsi in un'altra bottiglia?
Possibile risposta: la mosca andrà dove vuole, magari sbagliando, ma dove vuole lei, non dove vogliono gli altri.
Perché sarà una mosca libera. Libera anche lei di sbagliare.
Grazie, Silvia
Riflessioni tratte da: “LA MOSCA NELLA BOTTIGLIA – Elogio del senso comune – aut. Raffaele LA CAPRIA – ed. BUR
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LA MOSCA E ALTRE METAFORE - 21 AGOSTO 2026
Nel luogo dove mi trovo, mentre sto scrivendo, la pioggia abbondante e la nebbia avvolgono le montagne che scompaiono e riappaiono; come un mantello le rivestono, e per me questo è un invito a riprendere il filo conduttore sulla “mosca”.
C'entra sempre la mosca, ma ora si aggiungono altre metafore ed immagini alle precedenti.
Sono all'opera temi come la libertà, la giustizia, la ragione che tace per far scendere in campo la comprensione.
Rimando il lettore a questo libro breve e illuminante, a mio avviso: “IL DUBBIO E IL DIALOGO” di Gustavo Zagrebelsky – Einaudi Editore
Ne estraggo forse un capitolo o poche righe che evidenziano delle idee “rivelatrici” che colgono, cioè, il punto principale da cui dipendono i discorsi che ruotano attorno a quel punto.
Breve parentesi aperta: nella teoria e pratica dello yoga, le idee “rivelatrici” hanno una forza in più; sono salvifiche, sono illuminate da una consapevolezza pura o presenza mentale, senza dubbi, senza incertezze.
Dal capitolo UMANA CONDICIO (Umana Condizione)
Tre immagini per descrivere la condizione umana.
Le prospettive della vita individuale e dell'umanità per mezzo di tre immagini elevate a modelli che si applicano altrettanto bene al problema del senso della vita, del destino del singolo individuo e dell'umanità.
Sono traduzioni in immagini di sentimenti amari nutriti di realismo.
Le immagini sono la bottiglia nella quale la mosca vola a casaccio, la rete in cui si dibatte il pesce, il labirinto dentro il quale ci si aggira cercando la via per uscirne.
Al di là del comune malessere, la mosca nella bottiglia, il pesce nella rete, e l'errabondo nel labirinto sono in condizioni molto diverse.
La mosca uscirà dalla bottiglia (sempre che sia senza tappo) solo per un colpo di fortuna.
La sorte del pesce è invece segnata e il suo dibattersi non farà che impigliarlo sempre di più, mentre che è perso nel labirinto può tentare di uscirne facendo uso del proprio ingegno.
La sorte, l'affanno e l'ingegno sono le forze che muovono le tre situazioni.
... chi entra nel labirinto sa che esiste una via d'uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca.
Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un'altra. Talora la via che sembra più facile non è la più giusta; talora, quando crede di essere più vicino alla meta, ne è più lontano, e basta un passo falso per tornare al punto di partenza .
Bisogna avere molta pazienza, non lasciarsi mai illudere dalle apparenze, fare, come si dice, un passo per volta, e di fronte ai bivi, quando non si è in grado di calcolare la ragione scelta, ma si è costretti a rischiare, essere sempre pronti a tornare indietro.
Le tre immagini corrispondono a tre visioni diverse della vita e rinviano a tre etiche diverse: la mosca nella bottiglia può solo giocaredisperatAtamente d'azzardo, agitandosi più che possibile sperando nella buona sorte; il pesce nella rete non ha prospettive per il futuro e può solo, subendo senza reagire con rassegnazione apatica, limitare il dolore; l'ospite del labirinto può ponderatamente coltivare una speranza, tenendo i nervi saldi e controllando razionalmente la situazione.
In tutti e tre i casi, qualcuno potrebbe sperare in un intervento esterno che ci faccia uscire dal collo della bottiglia, ci liberi dalla rete o ci conduca per mano fuori del labirinto.