Maggio 2016

DAL TAPPETINO DI ANTILOPE O DI TIGRE AL TAPPETINO ANTISCIVOLO (lavabile in lavatrice) 

 

Così come un vaso di argilla non cotto e gettato nell'acqua, il corpo trova la sua inarrestabile decadenza. Cuocilo fortemente nel fuoco della disciplina in modo da fortificarlo e purificarlo”.

                                                 GHERANDA SAMHITA sloka 33, lezione V

 

Lo yoga ci suggerisce il luogo adatto per la pratica e anche il tempo conveniente:

 

“Egli (il praticante) dovrebbe sedersi sopra un tappeto di erba Kusha o sopra una pelle di antilope o di tigre o sopra una coperta o sulla nuda terra, calmo e tranquillo, rivolto verso est o verso nord: dopo aver purificato le nadi egli potrà iniziare il pranayama”.... e ancora  “la pratica dello yoga si dovrebbe iniziare in vasanta ( primavera) o sarat (autunno), poiché in queste stagioni si ottengono risultati senza ostacoli”

 

Per praticare lo yoga ci si deve ritirare in un luogo appartato e preparare uno strato di erba kusa sul terreno, coprendolo poi con una pelle di daino e con un panno morbido. Il seggio non dev'essere né troppo alto né troppo basso e deve trovarsi in un luogo sacro. Lo yogi deve poi sedersi immobile e praticare lo yoga per purificare il cuore controllando la mente, i sensi e le attività, e concentrando la mente su un unico punto.

                                                BHAGAVAD GITA  - Cap. VI – versetto 11

 

                                                                                                                                    Milarepa - Poeta e Yogi (1052-1135) 

Domande

Il buon risultato della pratica yoga può essere condizionato dal valore degli strumenti (tappetino, abiti) che il praticante compra?

Lo yoga ha bisogno di accessori?  

 

Ci vuole almeno un tappeto

Oltre al tappetino di yoga servono delle condizioni o un insieme di cose che sostengono la pratica, che si tratti dello Hatha Yoga o della Meditazione.

Per sempio il piacere, il calore, l'affidabilità nel riunirsi in un luogo per praticare insieme.

Gruppi di persone si riuniscono per praticare e, pur con esperienze diverse, sono tutte dedite ad un obiettivo costruttivo, sono animate dal desiderio di apprendere, di condividere con gioia qualche cosa; questo implica un processo attivo cioè un fare un sentire silenziosi.

 

Incontrarsi in un luogo familiare, per esempio il proprio centro di yoga, prendere posto sul tappetino per iniziare la pratica. Inconsciamente c'è la ricerca del posizionamento nel punto giusto dello spazio della sala.

I nostri meccanismi di rassicurazione si manifestano: per qualcuno c'è il bisogno della vicinanza di un muro per sentirsi più protetto e calmo, per l'altro c'è l'abbandono di ogni riferimento esterno e rapidamente si raccoglie nella sensazione di spazialità interna e intima.

In quel piccolo spazio esterno delimitato dai contorni del tappetino, ogni volta e fin dall'inizio dell'apprendistato, lo sforzo piavevole e caldo è teso a far esplodere le strutture della sensibilità, dell'osservazione per imparare.

 

Lì, in quello spazio privilegiato, ognuno esplora e assiste a un capovolgimento progressivo del comportamento normale. Per esempio anziché essere distratti si impara a ritirare i sensi o meglio i sensi vengono forzati a ritirarsi dagli oggetti (pratyhara) e a ripiegarsi su se stessi, anziché essere impazienti si impara ad essere costanti e perseveranti ("...nella pazienza possiederai il tuo cuore...” si legge nel Vangelo di Luca).

 

Poiché la maggior parte delle persone profane è caratterizzata dal movimento, dalla respirazione disordinata, dalla dispersione mentale, eccetera, lo yogi e la yogini sono animati dal desiderio ardente di capovolgerla praticando appunto il contrario: l'immobilità (asana), la regolazione del respiro (pranayama), la concentrazione del flusso psicomentale (ekagra).

 

Ora inizia il rituale

Il tappetino è un luogo privilegiato per liberarsi dalla pretesa di essere qualsiasi cosa.

La seduta di yoga non è fatta per sé; è un'offerta , è una scoperta personale nel senso nobile del termine, una scoperta originaria senza trucchi, senza barare; si pratica per amore.   

 

Grazie per lettura, Silvia Caleffi

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