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Meditazione GUIDATA (vipassana)

Gli incontri di "Meditazione guidata e posizione seduta" hanno il fine di sperimentare alcune tecniche per coltivare la PRESENZA MENTALE.
L'obiettivo è quello di diventare più svegli a ciò che accade durante la pratica, di imparare a conoscere la natura delle emozioni, delle sensazioni e dei pensieri.
Spesso le persone si avvicinano alla meditazione col desiderio di ottenere pace e serenità, come per magia, ma presto l'abbandonano non appena scoprono quanto la mente sia continuamente preda di inquietudine e distrazione.
La pratica meditativa non seda la mente, non è un'alternativa esotica alla vita reale, al contrario incoraggia la pazienza, la fiducia, il coraggio e il rispetto verso ogni aspetto della vita quotidiana.

Grazie di condividere silenziosamente insieme e nello stesso tempo intimamente, una unicità che è già presente in ciascuno ancor prima di essere vissuta

Silvia

                                                            CALENDARIO INCONTRI

   

LE EMOZIONI​ - Riflessioni sciolte in un duetto tra visione occidentale e buddhista.

 

PRIMA PARTE

 

Le persone reagiscono a uno stesso evento in modi diversi.

Alcuni individui tendono alle emozioni negative o addirittura distruttive mentre altri sono meno vulnerabili.

Ma per molti che reagiscono non importa quanto sia stato soddisfacente il risultato o quanto bene siano riusciti a risolvere l'impasse e a tirarsi fuori dall'oscurità.

 

  • Definizione del termine “emozione”

Deriva dalla radice latina “emovere” di cui “ex” significa fuori e “movere” significa mettere in movimento. Quindi nel termine c'è l'idea di qualcosa che mette in movimento la mente sia con le azioni, sia con le intenzioni e con i sentimenti.

Questi fattori in azione insieme o a turno producono tendenze positive o dannose o illusorie.

 

Le emozioni sono vettori di quello che conta. Assolvono a un compito positivo poiché ci aiutano a sopravvivere, ma sono anche fuorvianti.

Si tratta di distinguere i casi in cui le emozioni sono al nostro servizio in modo costruttivo da quelle che generano stati mentali distruttivi.

 

Nel contesto del buddhismo, si chiama “emozione” qualcosa che condiziona la mente facendole adottare un certo punto di vista.

A differenza del parametro usato in occidente per identificare un'emozione come “dannosa”, nella psicologia buddhista essa è tale se distorce la percezione della realtà.

In questo tipo di emozione c'è sempre una “frattura”, una “separazione” fra APPARENZA ed ESSENZA delle cose.

 

In breve le emozioni che affliggono limitano la libertà di una persona concatenando i suoi pensieri in modo da costringerla a pensare, parlare e agire in base a dei condizionamenti.

Le emozioni costruttive, invece, sono fondate su un uso sano della ragione.

 

Gli insegnamenti del buddhismo sono indirizzati alle persone che non hanno tempo da perdere perché hanno smesso di dire “in seguito farò”.

Mi riferisco alla pratica della presenza mentale.

Questa pratica necessita di addestramento, disciplina e costanza.

 

La presenza mentale è la facoltà della memoria.

Essa è migliore del funzionamento delle moderne fotocamere e registratori.

Quando la presenza mentale è attivata, tutto viene registrato, nulla sfugge; la registrazione viene poi inviata al cervello che cataloga.

 

La realtà dei mutamenti della nostra specie non è dovuta a un'evoluzione geneticamente determinata del cervello ma dall'evoluzione mentale del modo in cui ci trasmettiamo collettivamente energia e informazioni nel corso delle generazioni. 

 

 

SECONDA PARTE di LE EMOZIONI

Riprendo dalla presenza mentale

 

La migliore definizione di “presenza mentale” che ricordo è di BUDDHAGHOSA (*) che afferma:

“La sua caratteristica è di non fluttuare”

Buddhaghosa continua: “la sua caratteristica è di non perdere, la sua caratteristica è di sorvegliare, la sua base è una forte osservazione. E' un'attenzione impegnata ad osservare bene, senza aggrapparsi, senza afferrarsi”.

E infine: “ ciò dovrebbe essere visto come un palo a causa del suo stato di essere saldamente fissato sull'oggetto; come un guardiano, protegge il cancello dell'occhio, e così via”

 

Arrivo ora all'argomento che nella mia testa era inizialmente al primo posto della scaletta espositiva: l'insoddisfazione, il malcontento.

In sanscrito si chiama DUKHA più abitualmente tradotto con “sofferenza” - la prima Nobile Verità del Buddha -

 

Argomento delicato che chiede alle persone di trovare un compromesso tra intelligenza e fiducia; senza compromesso si può cadere nello scetticismo.

 

Dal punto di vista della biologia, il dolore, la sofferenza, sono essenziali.

Se cammini nel fuoco e non senti dolore probabilmente moriresti per le ustioni.

Il dolore dal punto di vista evolutivo ci spinge ad agire affinché la specie continui.

Certamente, tutti noi preferiamo non soffrire.

Per molti nella povertà ed emarginati nell'umiliazione potrebbe essere difficile immaginare una vita senza sofferenza.

 

Ecco ora il salto riflessivo.

Il Dalai Lama ci offre queste parole sul dolore e le emozioni:

“Dal punto di vista evolutivo come si può considerare la morte?

La morte arreca qualche beneficio?

Il punto è che la morte è qualcosa a cui nessuno aspira, ma il fatto che siamo nati significa che la morte è inevitabile. Eppure la vita ha i suoi benefici, dobbiamo usarla bene.

L'emozione è come la morte poiché fa parte della nostra mente, della nostra vita, della nostra natura.

Tentiamo di minimizzare le emozioni distruttive e di aumentare quelle positive perché vogliamo una società più felice.

 

Ecco dunque il salto - la morte come contro-esempio - l'utilità evoluzionistica della morte.

 

Grazie, Silvia.

Ho tratto ispirazione per queste riflessioni da - “Le emozioni distruttive” - autori Dalai Lama e Daniel Goleman – ed. MONDADORI

 

(*) BUDDHAGHOSA è un monaco buddhista e scrittore indiano del V secolo.

​                                                 ***** ***** *****

  •  GIUGNO 2026 - 

Ciclo di MEDITAZIONE guidata VIPASSANA di GIUGNO 2026

TRE INCONTRI alla DOMENICA on-line e al VENERDI' in presenza.

Vorrei offrire agli studenti differenti date e orari.

DATE alla DOMENICA: 14/21/28 giugno dalle 9.30 alle 11.00 - on-line

DATE al VENERDI' : 12/19/26 giugno dalle 17.30 alle 19.00 in presenza.

In totale sono disponibili sei date per poter organizzare bene i TRE incontri di GIUGNO.

E' possibile cambiare liberamente orario/giorno, senza avvisare quando si cambia la frequenza. 

La pratica meditativa si riduce a sole tre parole:

"LASCIAR ANDARE LA PRESA"

Provare a fare solo questo.

Provare ad entrare nella dimora del silenzio.

Il silenzio è timido, appare quando vuole e va soltanto da coloro che lo amano.

Non risponde al calcolo, all'attaccamento.

Non risponde se abbiamo progetti su di esso.

Non è possibile comandare il silenzio.

Ci sono pratiche di concentrazione, di rilassamento che creano condizioni di calma mentale, ma quel silenzio è provvisorio, grossolano, fragile.

Anche se la strada che conduce al silenzio è piena di ostacoli, vale la pena provarci...

Grazie, Silvia

​​

contatti: 338 3884 617

info@centroyogamaya.it

  • MAGGIO 2026

workshop di "meditazione di consapevolezza" - VIPASSANA

Tre incontri al mercoledì on-line dalle ore 20.00 alle 21.30

Date:  mercoledì 13-20-27 maggio 2026

 

Niente di speciale; speciale è il gesto di sedersi sul cuscino per preparare la mente al sonno notturno. ​

Niente di speciale!

Speciale è il quotidiano.

 

Il modo migliore per allenare la “presenza” ci viene fornito dalla comprensione della vita quotidiana.

Il quotidiano è monotono, grigio, ridotto all'uniformità perché posto sotto il segno dell'abitudine.

Si caratterizza di una successione di atti ogni giorno simili che rischiano di meccanizzarci.

Il quotidiano è monotono, la vacanza è rinfrescante.

Il quotidiano è il lavoro, è il compito da svolgere; la domenica è il tempo libero, il piacere.

Il quotidiano è privo di poesia, la festività invita alla solennità.

 

L'uno ci divora, l'altro ci permette di “ritrovarci”.

 

Il quotidiano ci proietta all'esterno, la domenica ci dona la libertà interiore.

Il quotidiano è sotto il segno di un mondo che pretende una continua “performance”, la domenica appartiene interamente a noi.

Ma è davvero così?

La presa di coscienza è fondamentale affinchè tutto cambi.

Ogni azione, specialmente quelle che si ripetono continuamente, al di là del loro significato esteriore, contengono un profondo significato interiore.

 

TENSIONEDISTENSIONE: questi sono i due aspetti di un tutto che palpita.

Oscillazione tra due stati che si escludono a vicenda: lo stato di tensione, lo stato di allentamento.

Anche quando si parla di DISTENSIONE non si cerca altro che un rilassamento senza forma che sarà seguito molto rapidamente, da una nuova contrazione.

 

La vera DISTENSIONE non zoppica, al contrario, è il pulsante attivatore di una TENSIONE che corrisponde a una nuova forma di distensione.

Non è la soppressione euforica di tutte le tensioni, ma la preparazione della TENSIONE GIUSTA.

E' molto di più di una distensione muscolare.

 

Lasciar cadere le spalle” e “lasciar andare le spalle” sono due attitudini diverse.

 

La prima non è altro che un esercizio tecnico... è sopravvivenza difensiva che rivela il dominio dell'io.

La seconda è la malleabilità.

E' l'arte di saper aspettare.

Aspettare con la fondata speranza di un bene maggiore.

E' la fiducia senza riserve.

E' la tenerezza davanti ai momenti bui.

 

Il mondo in cui viviamo non è una valle di lacrime .

E' il ponte che ci mette in relazione.

E' l'apertura agli altri, amici o semplici conoscenti.

 

E' la limatura dell'ego.

 

Dunque il quotidiano come pratica.

Grazie, Silvia

 

 

  • MARZO 2026

workshop di "meditazione di consapevolezza" - VIPASSANA

Tre incontri alla domenica on-line dalle ore 9.30 alle 11.00

Date:  domeniche 15-22-29 marzo 2026

 Si può meditare senza sapere come si fa a respirare, senza sapere cos'è l'immobilità fisica o mentale, senza sapere che il rilassamento è la porta d'ingresso per stare seduti sul cuscino.

Anzi, paradossalmente non conoscere nulla della ventilazione polmonare o di come si produce un respiro dopo l'altro, è la cosa migliore!

Tutti respiriamo, nessuno escluso

Qualunque sia il colore della pelle, del luogo geografico, dell'età, dell'etica, tutti respiriamo.

Non è necessario fare uno sforzo intenzionale per respirare.

 

Il respiro è un magnifico mistero.

E' il più grande regalo che abbiamo ricevuto alla nascita.

Con quel regalo, diventiamo responsabili dell'esistenza.

La meditazione funzione quando è coltivata con un insieme di fattori salutari.

Guardando la situazione nel mondo, fra il caos politico, l'anarchia economica e i valori umani calpestati, la meditazione è un miracolo.

Ritrovarsi silenziosamente, pur restando ognuno nella propria città, ognuno nella propria stanzetta o riuniti in piccoli gruppi, un filo sottile, invisibile accomuna tutti nella diversità.

 

La meditazione è la ricerca di sollievo, anche se provvisorio, dal travaglio dell'esistenza quotidiana.

Non è fuga.

E' un rilassamento temporaneo dallo stress moderno.

E' una momentanea quarantena dell'ego gratificato.

L'atto del “sedersi" è un tempo semplificato.

Non si tratta di fare delle scelte, mentre meditiamo.

Fare una scelta non fa altro che riportarci in profondità nel passato.

Fare una scelta non implica un atto di libertà.

Facendo una libera scelta stiamo creando nuove pastoie e nuove prigionie per noi stessi.

La scelta è una rete che imprigiona.

 Un antico adagio della tradizione ebraica recita:

“Non stare a terminare l'opera della vita, ma non puoi esimerti dal provarci”

Grazie, Silvia​​

La piattaforma utilizzata per i collegamenti è TELEGRAM 

A chi partecipa per la prima volta verrà dato il linlk per il collegamento, alla iscrizione.

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”.

Contatti:  338 3884 617   

                     info@centroyogamaya.it

                  

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