Aprile 2018 

Rilassamento e/o Savasana

Che cos'è il rilassamento? Come funziona? Perché spesso si considera il rilassamento e lo yoga come sinonimi?

Che cos'è savasana? La sua pratica dove conduce?

 

Ho avvicinato i due termini “rilassamento” e “savasana” per poter intravedere somiglianze e diversità.

Questa rubrica è dedicata ad alcuni aspetti del rilassamento. Più che altro propongo delle riflessioni con il proposito di insinuare in chi legge, delle domande e dei dubbi su questo argomento che, guarda caso, rappresenta la richiesta più frequente da parte dei praticanti nei corsi di yoga.

Nella successiva rubrica si esplorerà savasana” e ciò che rende la sua esperienza a dir poco straordinaria.

Il fatto che non si pratica la posizione sdraiata sul dorso solo per rilassarsi, ma per ESSERE, è un evento psicologico particolare: accettare si essere testimoni”, accettare "l'idea di rimettersi a...”, di essere fiduciosi verso se stessi e di conseguenza verso gli altri.

Nella società in cui viviamo serpeggia nascosto il “sospetto” e il “risentimento”. Ciascuno vive nel “proprio mondo” e non “nel mondo”.

Ma di questo si tratterà nella prossima rubrica dal tema SAVASANA.

Salvare l'edificio

Le tensioni sono come dei rattoppi a squilibri che tendono a compensarsi l'uno con l'altro e con l'aumentare dei rattoppi, prima o poi, l'intero palazzo corporeo cadrà a pezzi.

Nelle persone c'è una forte tendenza a vivere secondo delle aspettative, ad aspettarsi delle cose, ad aspettarsi degli stati d'animo buoni, a dispiacersi se gli stati d'animo non sono buoni, a incolpare gli altri se le cose non vanno come ci aspettiamo e a scaricare su di loro la rabbia dei nostri fallimenti o frustrazioni.

Normalmente le cose vanno in questo modo.

Succede anche di essere oppressi da tante emozioni forti e continue. Quelle rabbiose, per esempio, condizionano la mente tanto da farle adottare un certo atteggiamento verso il mondo esterno e verso quello interno, il nostro mondo intimo.

E' facile da capire che le emozioni positive, quelle che ci procurano la gioia, ci aiutano mentre quelle negative ci danneggiano. Per questo è buona cosa imparare a leggere le nostre emozioni facendo ritorno al corpo, capire dove si annidano le tensioni, in che modo si manifestano ed analizzare le concatenazioni di reazioni psicologiche che portano all'esplosione emotiva o alla repressione.

 

Ma quale potere deteniamo sulle emozioni?

E' un fatto indispensabile collegare un evento psicologico alla dimensione sensoriale e fisica. Se non si è capaci di collegarli fra loro sarà buona cosa mandare giù il boccone amaro di non conoscere la propria struttura fisica.

 

Il corpo ha la sua intelligenza: mi parla? lo ascolto? ha un suo modo di dirmi se ha fame, sete, sonno? ha delle esigenze, le sto ascoltando o sto imponendo alla struttura fisica le mie idee sul cibo, sull'abbigliamento, su tutto, invece di cercare di capire?

 

Smettere di mentire

Il rilassamento nello yoga è direttamente collegato alla consapevolezza ed ha per scopo l'allentamento delle tensioni che operano a livello della coscienza (CITTA)

Si tratta di favorire l'espressività autentica che si trova in una condizione di repressione; questo fantastico evento si chiama “abbandono”.

Vorrei soffermarmi brevemente sul termine coscienza o CITTA in sanscrito; maggiori dettagli nella prossima rubrica.

Lo yoga è molto attento a differenziare la coscienza (citta) da mente o il mentale MANAS, in sanscrito.

Quando pensiamo, quando riconosciamo ciò che percepiamo, organizziamo le impressioni e soprattutto reagiamo, siamo essenzialmente nel manas, ossia il mentale. Questo funzionamento è menzognero anche se non abbiamo idea di quanto bugiardo sia. E' il funzionamento della testa.

In sanscrito manas equivale al latino "mens" da cui deriva il termine “menzogna” .

Il cuore invece è spontaneo come un bambino che dice la verità.

Non appena il pensiero si fa influenzare dal passato, dall'attuale esistenza presente, dalle impronte (vasana) delle vite anteriori, allora si usa preferibilmente la parola citta o memoria inconscia.

Abbandonare, allentare le tensioni che operano a livello di citta è la premessa per il rilassamento.

 

Con il corpo steso sulla schiena, cerchiamo di rilassarci ma non abbiamo l'ardire di abbandonare un bel niente!!!

Il corpo steso, l'essere sdraiato è il contrario di essere seduto.

Si tratta di una postura completa, diversa, non solo fisica ma anche mentale ed emotiva.

Non ci si preoccupa più di “tenerci su”, ci abbandoniamo: niente più pressioni, menzogne, controllo, ci concediamo, antitesi dello “sforzo”.

Ne siamo capaci? Quale è la posta in gioco? Ne vale la pena? Vogliamo veramente “non controllare più”?

Spegnere il motore

Ovviamente la forma più semplice per il rilassamento è quella di essere stesi ad occhi chiusi, le membra abbandonate, immobili, cercando di non pensare a niente... facile vero?

Forse si ottiene un beneficio momentaneo, ma dura poco.

Imparare a distinguere il rilassamento fisico da quello mentale non solo è utile in sé, ma è soprattutto un urgente chiarimento per quella grande quantità di persone che confonde la serenità mentale con il rilassamento fisico, con il risultato che il motore continua a lavorare al massimo dei giri mentre la mente è stata costretta a disinteressarsene.

 

Per fortuna qulcuno ci avverte, è Patanjali , un fine psicologo. C'è un versetto degli Yoga Sutra( I°, 2 ) che recita: “yogas citta vritti nirodhah” - lo yoga è la soppressione delle modificazioni della mente.

 

Caratteristiche tecniche

Oltre alla posizione di savasana (il corpo è supino) ne esiste un'altra makarasana (il corpo è prono).

Sono due posizioni dello hatha yoga facili, accessibili a tutti. Entrambe ci possono introdurre bene nel rilassamento fisico a livello cosciente se praticato con un giusto atteggiamento mentale. Ricordo che non si sta solo ricercando il “riposo” delle membra, per questo un buon sonno potrebbe essere sufficiente, si tratta di trovare il giusto collegamento fra mente e corpo e condurlo via via in quella che si definisce “coscienza psicosomatica”.

Ci sono vari modi per entrare in questo rilassamento, che abbiamo capito è uno stato particolare.

Personalmente procedo con gradualità: ben sistemati stesi, simmetria negli appoggi, eventualmente vengono usati degli spessori sotto le cosce nel caso di una regione lombare troppo inarcata e contratta o un sottile cuscino sotto la testa o uno spessore a rullo sotto il collo per distendere il tratto cervicale e dorsale che resistono all'allungamento.

 

Altra componente del rilassamento è l'esplorazione del tono muscolare dello schema corporeo. Si ricerca volontariamente l'aumento e poi la sua riduzione, cioè si differenzia fino ad ottenere il tono minimo.

Questo stesso processo si sposta poi a livello degli sfinteri, dell'ano... via via per andare all'interno di un'azione minima, tanto da agire sulle fibbre muscolari che tapezzano le pareti del retto, colon.

Quando ad un certo momento non ci sono le contrazioni così come le riceviamo secondo la norma percettiva, possiamo sentire delle reazioni elettriche, nervose, energetiche.

La respirazione è già diventata lenta e quasi sicuramente è nell'addome. Si regola automaticamente, per riflessi omeostatici. Qui non c'è nulla da fare; c'è solo la coscienza.

 

Un collegamento sensibile con il viso. Stesso lavoro di esplorazione che comporta un gran numero di muscoli estremamente reattivi, quelli della mimica espressiva.

Realizziamo ciò che concerne la mobilizzazione energetica e nervosa del viso, cose che avvengono di continuo.

Sono le tensioni che nascono per le espressioni che facciamo ma ancor di più per le “maschere” che utilizziamo quotidianamente per vivere i nostri ruoli.

Siamo abituati a sentire queste maschere come “la manifestazione di se stessi” e quindi, se ce ne accorgiamo, possiamo ridurre a zero, possiamo distendere, per andare al di là di quella espressione tanto familiare e abituale in cui ci identifichiamo. Nessuna espressività.

Per questa ragione si parla della compassione come di un umore.

Questo ci fa pensare ad un koan zen classico che sicuramente conoscete: “quale è il tuo viso prima di essere concepito?” - Tema di meditazione: la mia figura reale non ha niente a che vedere con la mia persona, con la mia identità, è l'espressione dell'ESSERE che posso trovare sul mio viso.

 

Passiamo ora all'apparato vocale ovvero la motricità fonatoria.

Recuperare delle reazioni possibili, e anche qui si va verso il lavoro minimo, una sorta di afasia sensoria.

 

Ultima fase: si resta ancora in questa condizione di attività minima, ma per andare al di là del minimo possibile. Siamo capaci?

 

Si possono passare delle ore in questo tipo di esperienza. La peculiarità sta nel modo di guidare la coscienza e l'energia.

Altra cosa interessante è quella di modulare la “sensazione”. E' evidente che la stessa ricerca si può fare in tutte le posizioni.

 

Continuo con la prossima rubrica per analizzare l'atteggiamento mentale del “testimone” verso i propri pensieri in previsione del SAMADHI

 

Molte grazie, Silvia Caleffi

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